I SEGNI DI LUIGI LANARO

Se è vero che un artista riproduce infinite volte se stesso - o una parte di sé - attraverso le sue opere, c’è da chiedersi quale personalità complessa e affascinante contraddistingua Luigi Lanaro, un pittore che attraverso
i suoi segni non ci invita, ma ci obbliga, a entrare nel suo particolarissimo e sensibile mondo.
In un labirinto di materiali, forme e colori differenti, a volte simili, ma mai uguali, che si intrecciano creando
figure e percorsi più complessi, la pittura di Lanaro è soltanto il veicolo di una carica emozionale ben più
ampia, il mezzo attraverso il quale egli non va alla scoperta del mondo, ma grazie al quale il mondo diventa “suo”.
Sembrano arterie, i suoi segni. Sembrano rami, foglie, binari, strade, ossa, croci, ali spiegate. Sembrano
piccoli elementi di congiunzione o frammenti di un universo infinito e inspiegabile.
Non sono semplicemente quadri, le sue opere. Sono occhi, finestre, porte, muri, specchi, labirinti, fotografie, mappe sulle quali individuare un percorso sottile o scatole dove trovare (o ritrovare) persino se stessi.
In un mondo dove l’esteriorità sembra essere l’elemento dominante, dove si pone attenzione alla forma fine
a se stessa e sempre meno si va alla ricerca della poesia dell’emozione, la pittura di Luigi Lanaro ci conquista furbamente, lasciandoci credere di essere dinanzi a un gioco di cromatismi e geometrie da osservare senza troppo coinvolgimento.
Eppure c’è sempre un particolare, quel particolare che ci invita a una riflessione, a una introspezione forte,
a un percorso intimo e suggestivo; quel particolare che obbliga a porsi delle domande e a darsi delle risposte.
L’arte di Luigi Lanaro è innanzi tutto scelta sapiente delle tecniche espressive che, di volta in volta, spiegano
– o tentano di spiegare - la sua incredibile forza immaginaria e il suo universo, guidandoci in un percorso che sembra non avere mai una fine, ma solamente un fine: regalare un’emozione.

Francesco Aprile